Il Magazine: 15 anni in 70 copertine

1991. 1. It’s a baby! (direttore: Tibor Kalman)
Una bambina che nasce rappresenta simbolicamente l’irrompere della nuova rivista nel panorama editoriale. L’immagine realizzata da Oliviero Toscani era già stata utilizzata per una pubblicità Benetton e in questo senso definisce anche la novità dell’esperimento: una rivista che, come si racconta nel primo editoriale, è fondata su una semplice idea – la diversità fa bene - “presa a prestito” appunto dalla pubblicità Benetton.

1993. 4. Race (direttore: Tibor Kalman)
Il quarto numero di Colors è anche il primo numero monotematico, una formula che dura ancora oggi, e il tema non poteva che essere quello della Razza, al singolare naturalmente, perché esiste solo una razza, la razza umana. Un numero che affronta il tema del razzismo in modo divertito e ironico. Ma gli inglesi, nonostante il loro proverbiale senso dell’humor, si arrabbiano molto nel vedere la Regina Elisabetta nera.

1994. 7. AIDS (direttore: Tibor Kalman)
Per la prima volta il problema dell’Aids viene affrontato in modo chiaro e diretto, sfatando i pregiudizi e diffondendo una corretta informazione sul tema della prevenzione, senza allarmismi e con un po’ di ironia (c’è un servizio di moda in lattice). Il numero si chiude con un editoriale in cui l’immagine del presidente Reagan colpito dal virus accompagna l’elogio dell’uomo che avrebbe potuto essere stato se avesse agito diversamente nei confronti dell’Aids.

1996. 13. No words (direttore: Tibor Kalman)
L’ultimo numero diretto da Tibor Kalmann, una rivista completamente senza parole, un omaggio alla vocazione visiva di Colors.

1997. 21. Smoking (direttore: Oliviero Toscani)
Un numero dedicato al fumo, nei suoi diversi aspetti economici, sociali e religiosi. E all’interno un impietoso poster sul modello delle playmate di Playboy che mette in evidenza tutti i danni che il fumo può provocare nel corpo umano. Un documento tuttora utilizzato dalla World Health Organization per le sue campagne di informazione contro il tabagismo.

1998. 28. Touch (direttore: Oliviero Toscani)
L’immagine di un bacio gay introduce ad un numero dedicato al tatto, il modo più diretto in cui persone diverse entrano in relazione tra loro, per scoprire che anche nel modo di toccarsi esistono diverse culture e diversi taboo.

1999. 31. Water (direttore: Oliviero Toscani)
L’immagine della copertina che ritrae un bambino mentre fa la pipì, per celebrare la vitalità dell’acqua, viene ritenuta pornografica in Svizzera. La commissione di vigilanza sull’editoria ordina che tutte le copie di Colors siano ritirate dalle edicole o incellophanate come materiale pornografico.

2000. 36. Monoculture (direttore: Oliviero Toscani)
Una copertina che si è quasi realizzata da sé. Lo scarto di una serie di scatti realizzati anni prima da Oliviero Toscani per una campagna a sostegno dell’UCHNR che rappresentava una macchia di sangue e che, in questo caso, aveva assunto inconsapevolmente la forma di Micki Mouse: quale altra immagine avrebbe potuto rappresentare con uguale forza il rischio della monocultura dilagante contro cui Colors cerca di reagire?

2000. 38/39. Extra/Ordinary fashion (direttore: Oliviero Toscani)
Una copertina atipica con una foto di moda di Patrick Demarchelier per un numero doppio tutto dedicato alla moda, che è anche l’ultimo realizzato da Oliviero Toscani.
Non si tratta però di una contraddizione rispetto alle premesse della rivista (no news, no fashion, no vip): piuttosto un altro viaggio antropologico e visuale attraverso i diversi modi di vestire nel mondo.

2001. 41. Refugees (direttore creativo: Fernando Gutierrez)
Il numero che inaugura il nuovo corso di Colors, interamente dedicato a un campo profughi in Tanzania, e prodotto con il supporto dell’ UNCHR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati). Tutte le foto sono realizzate appositamente dalla redazione di Colors e Fernando Gutierrez disegna una nuova veste grafica. E’ l’inizio di un ciclo sulle “comunità”. La copertina è un disegno originale di un Rifugiato a cui era stato chiesto di ritrarre la fisionomia tipica dei due gruppi in guerra, Hutu e Tutsi.

2002. 47. Madness (direttori creativi: Adam Broomberg e Oliver Chanarin)
Un autoscatto di un paziente dell’Ospedale Psichiatrico di Camaguey, a Cuba, è l’immagine di copertina di un numero dedicato alla Follia, con reportage in diversi paesi per confrontare le diverse condizioni di vita: dal Belgio dove i malati psichici vengono accolti da normali famiglie alla Costa D’avorio dove vengono incatenati come cani e abbandonati fuori dai villaggi.

2002. 49. Tours (direttori creativi: Adam Broomberg e Oliver Chanarin)
Un formato speciale per un numero che si propone come una guida turistica alternativa, con indirizzi e riferimenti precisi, dalla Scula degli Elfi in Islanda, al Museo del Burro in Repubblica Ceca, al tour delle Favelas i Brasile.

2002. 52. Trujillo (direttori creativi: Adam Broomberg e Oliver Chanarin)
Il ritratto di Rolando Trujillo per un numero interamente dedicato a una sola persona, Trujillo appunto, che vive da solo in un luogo sperduto della Patagonia. La chiusura ideale del ciclo delle comunità portato alle estreme conseguenza di una comunità fatta di una sola persona, e insieme una riconferma della vocazione di Colors di dare voce a chi non a voce.

2003. 53. Slavery (direttori creativo: Adam Broomberg e Oliver Chanarin)
Una foto di schiavi del nostro secolo in una cava di Pietra in India apre il numero dedicato alla Schiavitù, realizzato in collaborazione con l’associazione Anti-Slavery e che porta drammaticamente in luce una piaga che molti considerano solo un problema del passato, per scoprire invece che gli schiavi ci sono ancora e spesso più vicino a noi di quanto pensiamo ( ad esempio in una bella villa di Los Angeles).

2004. 61. Fans (direttore creativo: Kurt Andersen)
Il numero 61 apre la nuova parentesi americana, con una nuova redazione basata a New York. Un numero dedicato al fanatismo sportivo, politico, religioso, musicale.

2005. 65. Freedom of Speech (direttore creativo: Renzo di Renzo)
I graffiti calligrafici di Tsang Tsou-Choi, che si ritiene re o imperatore della Cina, per una celebrazione della libertà di espressione e parole: un contributo alla libertà di Stampa in occasione del 20° anniversario di attività dell’organizzazione Reporters Sans Frontiers.

2007. 70. Beijing. Stories from a city (direttori creativi: Peng Yangjun e Chen Jiaojiao)
Un numero speciale su Pechino, realizzato da due giovani fotografi cinesi di Fabrica, per raccontare attraverso le storie di gente comune le trasformazioni che sta vivendo la Cina oggi.

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